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AUTO-INTERVISTA 5 (1995)
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R. Cosa c’è di tanto strano? Quando ho scritto il mio manifesto sul sinfonismo pianistico ho fatto una lunga storia sull’uso del pianoforte come strumento moltiplicato in una orchestra che possa offrire un nuovo spettro sonoro nella stratificazione di singole sonorità particolari.
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R. Ma no! I tre tenori sono una trovata dellindustria musicale che offre da un punto di vista artistico, un utilizzo di tre grandi voci per una operazione veramente poco interessante. Non ci vedo molti termini di paragone: il sinfonismo pianistico non nasce da unidea spettacolare. E vero che 21 bestioni neri fanno bella vista di sè, ma tutto è nato dalla sottile differenza che ho raccolto da parte dello strumento che frequento da sempre: è la sfida a fare intrecciare tra loro sonorità timbricamente omogenee che al posto di annullarsi a vicenda possano creare unamalgama complessa.
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R. Come una normale orchestra darchi. Si è molto indagato sul suono degli archi ma poco sugli strumenti a tastiera. Daltronde lo so che non è facile reperire, accordare e ambientare acusticamente tanti pianoforti.
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R. Certamente devo molto agli Studi per player piano di Conlon Nancarrow, ma il materiale di base è totalmente diverso. Nancarrow parte da stilemi spesso jazzistici, costruendo complesse articolazioni, dei grappoli di intervalli che non fuoriescono mai da una sfera timbrica che è quella data dal pianoforte tradizionalmente suonato sulla tastiera. Io invece ho inteso sviluppare una accumulazione di suoni derivati da una pratica sperimentale, dalla ricerca di particolari timbriche. Il moltiplicarsi di questi singoli suoni può produrre, e in molti casi la mia Sinfonia n° 2 lo dimostra, una nuova prospettiva fonica, dopo che negli ultimi decenni il pianoforte era stato indagato in mille modi.
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R. Sì, George Antheil con sedici piano players sincronizzati, ma non cera riuscito a farli partire insieme. Io invece ho usato un timer, realizzando un programma di computer che permette di visualizzare su un monitor lo scorrimento esatto del tempo a ogni singolo pianista.
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R. Spettacolo di massa, sì. Ma larte di massa non esiste, come non esiste la cultura di massa.
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R. Credo proprio che le nuove generazioni meriterebbero qualcosa di più di quanto offrono loro i sistemi di informazione.
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R. Il gusto cambia, è vero; ma cambiare è scegliere. E la proposta che cambia, escludendo a monte cose che, se fossero conosciute, troverebbero un qualche spazio di consenso; si opera il cambiamento senza parere.
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R. Perche?... ma perchè per i sistemi di comunicazione cultura, culture, arti e musica sono oggetti che rispondono a criteri di marketing.
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R. Alla debolezza di una politica culturale, allidea stessa della cultura e delle arti: che dovrebbe rappresentare uno dei perni della trasformazione, dallattuale supermercato della iperinformazione a una pratica interiore, interpersonale, contraria alle tipologie massificatorie, usando i media in questa direzione.
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R. Non è detto. E vero che la funzione determina la forma, ma cosa piace è ciò che esiste. La sensazione attuale è che, in nome di una cultura di massa, le espressioni impegnate che sono sedute sulla collina di una storia del pensiero sono e saranno sempre più, rimosse, fatte sparire.
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R. Esattamente: dare lopportunità di scelta. Ci sono molti modi di orientare lopinione e quello di battere su linee univoche è il più disonesto. La ricerca di consenso è sacrosanta ma il fine non giustifica i mezzi.
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R. Bene: farei un esperimento. Al posto dei gruppi rock, altre forme musicali meno banali, convogliando lo scatenamento adolescenziale in forme create da grandi artisti e grandi musicisti, ma la stessa macchina pubblicitaria ....
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R. No, proprio questo no. Listanza è quella di creare delle opportunità perchè in questo oceano di informazione passi una voce diversa, quella impegnata sugli esercizi del pensiero.
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R. Un esempio? Facile. Prendiamo i molti canali televisivi. Dove e quando capita di ascoltare la musica Contemporanea? Quale palinsesto prevede di dare degli ascolti non di evasione? Forse a volte può succedere, ma è una sporadica cosa, in un sistema che picchia su altri consumi.
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R. Uno, nessuno, centomila.
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R. Un paradiso. Chiunque abbia pratica di pianoforte sa che la conoscenza fa lo slalom tra contraddizioni. Paradosso come possibilità, come possibili sentieri.
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R. Per esempio suonare un fortissimo leggero o un pianissimo con estrema pesantezza. Paradosso apparente, dato dalla interazione, dalla compresenza.
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R. Non lo so. Spendere anni nellesercizio, anzi nellesercitarsi può voler anche dire diventare miopi, è un rischio che facilmente si corre.
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R. Lunica cosa sicura è che certe esperienze come quella di suonare il pianoforte o scrivere musica sono come un sentiero totalmente coperto di vegetazione: i passi non sono facili e si va in salita. Ma se ci si volta indietro, lorizzonte è lungo e non cè nessuna voglia di tornare indietro.
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R. Utopia, aristocrazia culturale? No, casomai prefigurazione di tipologie culturali che non vogliono, ad ogni costo, perdere la memoria.
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R. Sì, la memoria. Lamore per la novità, nei sistemi di informazione, crea un processo di sparizione. E la falsa idea del meglio, di un progresso che vale per le tecnologie dellinformatica ma non per le arti.
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R. Con le attuali tecnologie il vecchio pianoforte si avvierà forse a diventare un datato successore del clavicembalo. Ma cosè che spinge verso il futuro se non linsoddisfazione del presente......
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R. Sì, ho lavorato per tanti anni sullarte e la musica delle avanguardie storiche e dei Futuristi in particolare. Mi sono fatto lidea che lAvanguardia abbia avuto origine dalla coscienza di essere arrivati in ritardo....
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R. Sì, un altro paradosso. Un desiderio di integrazione, un alienato balzo in avanti, il desiderio di mostrare meraviglie, di ritorno da una avventurosa spedizione.
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R. Sì, di calare sul presente.
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R. Marinetti e gli altri Futuristi nelle foto dellepoca sembrano come scesi in quel momento dalla scaletta di una navicella spaziale, non per i loro abiti, ma per la loro salda presenza in posa finalmente sulla terraferma, disponibili allo scatto del fotografo.
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R. Mah! Si pensi per un attimo a quanto scandalo, alle prime esecuzioni di lavori pianistici di Cowell, di Ornstein, di Antheil, ma rischio di fare continuamente lo stesso elenco, gli stessi nomi.....
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R. Tecniche anticonformiste, ma spesso poetiche semplici, comprensibili da chiunque, Musica Contemporanea facile: ma sconosciuta.
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R. Ci sono molte filosofie a questo riguardo: cè quella del meglio uninvenzione oggi che una scoperta domani, poi però pronti al miracolo attesero lunghi decenni.....
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R. Se la dia da solo la risposta!
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