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AUTOINTERVISTA 6
1997
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R. Musica virtuale come traccia di un pensiero musicale che si fa immagine.
D.***
R. Si, sempre nella traiettoria di una ricerca che ha profonde radici nell'Astrattismo russo e che tiene conto del fatto che la multimedialità ha reso comune il costante passaggio e la simultaneità tra immagine e suono. Basta vedere in televisione dei videoclips eliminando l'audio per capire come ormai c'è un silenzioso chiasso sotto gli occhi di tutti.
D.***
R. Si può anche dire che il meccanismo è fortemente speculativo, ma sono queste espressioni di un esercizio della mente e della mano che tastiere e schermate video stanno per trasformare in una progressiva perdita di contatto diretto con la materia della scrittura e del disegno. Speriamo che non ci sia mai un black out...
D.***
R. Ormai siamo sull'orlo delle vecchie modalità. sembra inesorabile che dopo la Galassia Gutenberg (Eco risuona), oggi ci si debba al più presto accorgere della Galassia Bill Gates.
D.***
R.Certo! Arte nei/dei/coi/sui media. Interattività, interattività sempre!
D.***
R. In epoca di internet c'è un'utenza drogata che bolle di impazienza. il concerto e il teatro sono diventati uno spettacolo lento, slembato, come un computer non molto potente.
D.***
R. Finché verranno usati i media con questo appiattimento degli spessori della creatività non ne usciremo.
D.***
R. Non è attivo, è passivo e così raramente interattivo! mentre l'arte, per sua natura, era come minimo interattiva.
D.***
R. E' facile scivolare nel pessimismo. I processi di comunicazione hanno snaturato l'oggetto sonoro e visivo a tal punto che tutto deve essere utile al meccanismo spettacolare, tra le sue ricette tra incanto e consapevolezza. Si da ciò che è conseguente alla attesa preparata ogni giorno. E' una coazione a ripetere senza sosta, un meccanismo autoreferenziale.
D.***
R. Si, pericolosamente autarchico.
D.***
R. Ancor peggio! In democrazia si hanno gli stessi risultati attraverso vari sistemi, tra la seduzione di un mondo pubblicitario che non esiste e una indicazione soft ma unica, che esclude altre possibilità.
D.***
R. Semplicemente facendo finta che non esosta altro. Basta analizzare la sparizione da sempre di fenomeni artistici e musicali a vantaggio di mitiche operazioni ormai quotidiane.
D.***
R. Si vuole scrivere la storia senza far decantare gli avvenimenti. Qui ed ora si costruisce un criterio di valore che motiva l'ossessiva ripetizione, che è poi destinata al sicuro consenso di un pubblico.
D.***
R. Apparentemente no. Ma è reso passivo dall'evidenza della storia scritta in tempo reale, nel suo farsi. La televisione in questo è determinante. Ciò che accade è subito accaduto e la testimonianza diretta elimina un ulteriore voltarsi indietro.
D.***
R. La musica del nostro tempo annega nella polvere delle biblioteche.
D.***
R. Si, lo so, ne è stranamente stata scritta troppa, ma l'essenziale è oggi aprire una discussione sul valore. A che serve?
D.***
R. I media oggi dicono che è forse bella ma sicuramente inutile. Certo non si balla o si canta o si suona.
D.***
R. Serve, serve...
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